Selfie: io abdico.

Da oggi in poi forse basta selfie. Continuare a scattarmi foto mi fa sentite più sfigata di una che si presta per la pubblicità dei Tampax e che non tira un ceffone al maschio seduto vicino a lei che scambia l’assorbente per lo zucchero e le chiede “Ma tu non eri a dieta?!”. Che tu, stronzo, del mondo femminile non capisci proprio una mazza. Perché se fosse vero che vado avanti a centrifughe ti faccio fare un triplo carpiato nel cappuccino con tanto di atterraggio di pancia così ti passa la voglia di fare il simpatico e torni a pensare al Fantacalcio brutto faccia da pirla.
Vorrei sapere cosa è successo mentre io ingenuamente mi scattavo a mezzobusto in ascensore? Cosa vi ha spinto a informare il popolo social dei vostri giorni fertili? Vi siete bevute il cervello al posto del mojito sabato sera? Quale sarà il prossimo passo? Informare i miserabili che l’assenza di peli superflui è frutto di uno spinzettamento quasi maniacale al polpaccio mentre loro sono giù ad aspettarci in macchina credendoci creature perfette di quella cagna di Madre Natura. Non voglio più essere la regina del trash, abdico e cedo la corona a chi ha più fegato di me. Io mi fermo alla mediocrità. Sia chiaro: a perdere la dignità ci sto sempre, ma per difendere un diritto vero come un pellegrinaggio al tempio della Santissima Maria da Pavia nostra signora della tv. Non mi sputtano oltre perché voglio aver la libertà di poter mentire ogni giorno del mese. Voglio che nessuno sappia se il brufolo che mi è venuto sul mento accompagni un evento importante o sia solo il frutto di sbalzi ormonali. Voglio sia sempre l’ora di ginnastica per poterla saltare con la scusa di essere indisposta. Voglio che il ciclo resti tra me e le mie amiche che, chissà se leggenda o meno, ce l’abbiamo sempre quando andiamo a fare le sceme in vacanza tutte insieme. Buon estate amici, che lo sforzo maggiore che facciate sia quello di mischiare i cereali nello yogurt. Buon estate amiche, che possiate sempre schiacciare le cosce sulla sabbia senza bisogno di stare in posizioni da equilibrista perché la cellulite non si veda.

Ps: è risaputo che le mie posizioni durino poco tempo quindi non temete già domani potrei caricare una mia gallery di scatti al mare.

<3
Menni.

Ammazzatevi di selfie al posto mio, al ritorno decreterò la mia erede al trono di Mitomennia.

Gelosia: e che gelo sia!

Stavo guardando un nuovo programma con un vecchio format. La storia è delle più banali: cinque coppie di fidanzati (alcune delle quali unite da Sua Altezza Maria De Filippi) vengono divisi per 3 settimane. Le 5 femmine fidanzate vengono mandate in un villaggio con 12 presunti fighi o simil tali con i quali devono convivere per tutto il tempo del programma. Per i maschietti stesso trattamento, si dovranno confrontare con 12 fighe. Vere però. Che già solita storia: le donne le mettono belle, i maschi tremendi e piastrati.
La prima sera i fidanzati che vanno a letto presto e le fidanzate invece si intrattengono in cerchio con i manzi reclutati tra gli scarti dei Velini. Il giorno dopo esterne sull’isola e la sera falò. Lì, attorno al fuoco, le ragazze sono messe davanti a un bivio: vedere i best moments delle ore precedenti del suo fidanzato con le tentatrici oppure non accendere lo schermo e ignorare i comportamenti del proprio fida. Ovviamente tutte vogliono vedere. Perché se una donna mi dice che non avrebbe guardato voglio controllare subito se fa la pipì in piedi. Ecco le prime strusciatine e i primi dubbi dei fidanzati. Dopo 9 anni di convivenza 24 ore lontano dalla compagna gli bastano per sentirsi pronto a immolarsi per la patria scopandosi la modellina che è lì in costume da bagno pagata solo per tirarlo scemo. E lui povero coglione non l’ha capito. Sarà che in questo momento della mia vita ho una visione un po’ adolescenziale della vita, ma io piangevo davanti ala televisione per loro. Empatica sfigata che non sono altro! A questo punto i fidanzati sono obbligati a vedere gli rvm delle rispettive innamorate e dopo un giorno di menefreghismo ecco scattare l’orgoglio maschile di cane che deve pisciare per segnare il territorio ed eccoli inalberarsi come se gli avessero rubato la pinzetta per le sopracciglia perché un altro macho italico e oliato spalma il doposole sulla schiena di lei. Le coppie iniziano a vacillare, chi si sarebbe giurato amore eterno fino al giorno prima adesso è lì che insulta la luna con i piedi nella sabbia. Con questa scena ruffiana si chiude la prima puntata. Io adesso devo trovare qualcuno che mi ascolti per qualche giorno ininterrottamente perché sono in para dura. Vi aggiornerò sugli sviluppi o se no guardatelo il giovedì sera su canale 5 che lo commentiamo insieme sul mio Facebook.

Il mitomenni pensiero è:

PORCA TROIA SE VEDESSI CECE CHE SI SCARTAVETRA CON UNA SOTTO ALLE STELLE MI PARTE L’EMBOLO CHE E’ LA VOLTA CHE MUOIO E LA MIA BUON ANIMA SPIRERA’ NELL’INFINITO E OLTRE. E A SALUTAMI FUORI DALLA CHIESA CI SARANNO SOLO “GLI AMICI DEL BAR”.

La mitomenni morale è (che se vi siete sorbiti per anni quelle di Esopo potete anche perdere 2 minuti a leggere la mia):
OCCHIO NON VEDE CUORE NON DUOLE. IO SONO VIGLIACCA PER CUI A ME BASTA NON SAPERE QUELLO CHE FAI, Per non dover prendere provvedimenti disciplinari. PERO’ SII FURBO PERCHE’ SE ANCHE SOLO MINIMAMENTE TI FAI SCOPRIRE O SE DEVO AVERE ANCHE IL MINIMISSIMO SOSPETTO CHE MI FACCIA ANDARE A CONTROLLARE IL TUO IPAD SEI SPACCIATO. TI VENDEREI COME LA Più GREZZA DELLE DROGHE AL PARCO LAMBRO. SE PERO’ RIESCI A ESSERE PIU’ SCALTRO DI ME TI MERITI DI CONTINUARE A STARE AL MONDO AL MIO FIANCO.

Avvisateli per tempo mi raccomando, che si sa mai che vengano pure a raccontarvi di avervi tradito per sbaglio da ubriachi la notte di ferragosto e vi dicono che vogliono essere sinceri e blablabla e voi gli credete pure e continuate a fare le esterne in giro per il mondo con lui. Quando potreste stare a casa a leggere il mio blog.

Uomini: oltre alle palle non c’è molto di più

N.B: ovviamente per palle si intende bugie.

 

Mi dicono: ‘Devi trovartene uno che non abbia Facebook, Twitter, il computer, un sociopatico in pratica che non legga la valanga di cazzate che scrivi, chissà magari funziona’. Invece no. Io voglio uno che sappia bene quello che dico, che addirittura mi citi come filosofa del nuovo millennio e che sappia che pacco postale si sta accollando. Non che pensi che io sia una raccomandata che fai la firmetta e la appoggi sul mobiletto all’ingresso. Sappia che sono un’immensa testa di pigne e che non si stupirà mai di quanto io sia cogliona perché posso diventarlo sempre un po’ di più. Sappia anche che deve valerne molto la pena se no non chiedo al mio cane (Zoe-amore-mio) di regalargli un pezzettino del suo posto nel letto. Sia consapevole che ‘Lasciate ogni speranza voi che entrate’. Chiusa la porta di casa mia è probabile siate nel mio cuore. Vedete di rimanerci in fila indiana o seduti composti.

Vorrei essere una di quelle che al primo appuntamento riesce ad alzarsi con strafottenza e andarsene per tattica, perché in “amore vince chi fugge”. Vorrei crederci veramente e farne un credo, non essere la meschina che sono che al primo sfioramento di labbra si attacca al telefono con le amiche e si immagina già il mio e il suo cuore abbracciati dentro a una capanna con un golden retriever e un pesce rosso che avranno i nomi dei nostri personaggi Disney preferiti. Sono una che sbrodola troppe parole e spesso anche il gelato sulla camicia bianca appena cambiata per uscire con lui. Da quando ho il blog la mia vita sentimentale ha preso una strana piega: ho collezionato molti caffè, è un anno che non riesco a pagarne uno, e non perché sia più figa, anche perché più di così sarebbe proprio disumano, e purtroppo nemmeno perché mi riconoscono per strada (come osano??? Ignoranti! Inutili creature!). No, perché il mio atteggiamento è diverso: entro al bar con addosso la consapevolezza che se ti comporterai male ti farò finire alla pubblica gogna, ti sbatterò nel mio prossimo post e obbligherò tutti a darti del miserabile pagliaccio. Così facendo ho scremato una parte dei caffè, molti erano ristretti o allungati con l’acqua. Io volevo un espresso. Ho dato una seconda possibilità a quelli che si macchiavano di timidezza, ma ho premiato solo quelli che andavano oltre il ‘Sei troppo intelligente con te non riuscirei’. Intelligente chi??? Io sono una cretina, se non lo fossi non scriverei solo feedback negativi sugli uomini sapendo che non ne troverò mai uno così facendo. Quindi al fondo della tazzina sono arrivati solo quelli apparentemente normali. I peggiori alla fin della fiera. Loro che non ti temono, ma non gli piaci nemmeno, loro che devono solo dimostrare al piccolo mondo che vincono a braccio di ferro perché tu sei una donna e loro uomini veri. Ti fanno arrivare al meglio del caffè, allo zucchero sul fondo della tazzina da raccogliere con il cucchiaino. E sul più bello…si fermeranno lì perché sono delle prime donne e anche se tu hai le tette devi farti da parte e non rubargli la scena. Ecco maschietti: non fate i campioni, perché se pubblicamente fate gli spacconi poi tra le mura di casa siete degli asini. Ovviamente non a tutti gli uomini: mi paro l’autogol se no posso già iniziare ad andare a dare da mangiare ai gatti del quartiere. Solo a quelli che: ‘Mi piaci da impazzire. Ti chiamo domani’ e hanno un’erezione nel pensare a noi che siamo lì ad aspettare che suoni il cellulare (mai fatto vero eh?!). La crisi dei valori siete voi che non fate altro che fare i numeri uno con i vostri amici, ma che poi non sapete guardate negli occhi. A voi che ‘siete andati a comprare le sigarette e non siete mai tornati’ a voi che siete tornati, ma sarebbe stato meglio non lo faceste. Ma soprattutto ai top of the pop che dopo averti fatta diventare un lago di Garda ti dicono “Mi stai mettendo in imbarazzo, vorrei riuscire a finire di vedere il film”, e tu che ti stavi strusciando su di loro ti senti improvvisamente un cane che vuole segnare il territorio, ma non sei tu che sbagli o che hai sbagliato, sono loro che sono dei cazzo di teste di cazzo. Voi sì che siete dei bomber, imbecilli!! A tutti gli altri che sorridono: cuoricini. Il blog non è servito a voi, è servito a me per sapere di voi. Amarvi e evitarvi. Quindi: grazie per questi 365 e passa giorni insieme!! A voi che mi leggete, che siete molto meglio di un fidanzato, che mi fate morire dal ridere quando mi scrivete e volete che vendichi la vostra storia e così sembra che succedano tutte a me. Perché quello che è vostro è mio, e quello che è mio è mio, perché nessuno lo vuole. E dopo questo post: addio al sogno di bambina in vestito di pizzo di Valentino, viva il nubilato. Crederci sempre, arrendersi chupaaaaaa!!

 

 

Vi bacio uno per uno.

 

Menni.

 

Girls just wanna have coca light e patatine fritte senza ingrassare please.

Girls just wanna have coca light e patatine fritte senza ingrassare please.

 

Girls just don't know cosa vogliono

Girls just don’t know cosa vogliono

 

 

 

#MENNILICIOUS

 Dopo un mese di latitanza torno. Assenza giustificata: non si asciugava lo smalto sulle unghie, sono rimasta bloccata con le mani sotto alla lampada quasi un mese. Sono tornata, senza cuticole, ma con le dita che battono sui tasti nevroticamente. Sempre io insomma, ma di nuovo vestita.

La grafica del mio nuovo blog finalmente mi rappresenta. Basta quelle piume mosce come la mia erre di prima mattina quando non riesco a controllare la dizione e sembro quella scema che fa la sigla di Rrrradio Monte Carrrrlo. Basta quei colori smorti e quella finta apparenza bon ton, basta anche all’ultimo briciolo di finta ribellione piccolo borghese tipica di chi ha avuto tutto dalla vita senza aver mai fatto niente. Sì sono una di quelle che sputa nel piatto nel quale ha mangiato, e normalmente ha mangiato anche tanto, soddisfacentemente e facendo pure scarpetta. Con il pane, maledetti carboidrati. Adesso sono grande e visto che in profumeria non mi chiedono più se cerco le orrende trousse di Pupa multiforme, ma se voglio dei campioncini del nuovo contorno occhi di Shiseido, mi sono voluta dare un tono. Nero su bianco, una big bubble, che poi è il mio mondo fuxia, sulla quale sono appoggiata, così sgraziata e furbetta come sono nella vita. Faccio un occhiolino e rimbalzano falsh, uno scatto a me, uno al cielo, un altro a me, un altro a me, un altro a me…

Non mi chiedete cosa faccio nella vita, odio prendere decisioni, voglio qualcuno che le prenda per me perché se dovessi scegliere io sarebbe sempre tutto un “Sono stanca, guardiamo un film a letto”. Quindi spero di piacervi in cima al nuovo mondo che abbiamo costruito insieme. Veglierò su di voi.

 NOTARE BENISSIMO:

Non avrei questo vestito cucito addosso su misura se non esistesse al mondo l’immenso genio di ZOOW24 (http://instagram.com/zoow24/), che mi ha vista così. Quasi un incidente estetico tra una tamarra di periferia e una teen ager che sogna a occhi aperti riempiendo di cuoricini le pagine della Smemo. Grazie <3 

Un bacio da parte mia, con il giubbotto di pelle nera e i calzetti antiscivolo delle Principesse Disney.

 

 

Ps: Mennilicious sono le frasi, le parole, i consigli che dovrete collezionare per un’esistenza migliore. E custodirli nel cassetto, insieme alle castagne matte e ai cleenex che noi donne teniamo lì per soffiarci il naso di notte, ma che dopo venti e qualcosa anni ho scoperto essere di altra utilità per gli uomini. Spero di essere stata illuminante come al solito.

 

Con amore.

 

Immagine

 

Eccomi in postazione: al bar sotto casa. Qui guardo il mondo affogare nel caffè. Qui mi guarda il mondo affogare nel mio ego. 

 

 

Voglio un uomo senza gonna

Io vorrei che nel mio destino ci fosse un giustone come JAx o Morgan che vola nella sua stessa nebbia e ti riempie il silenzio con rime baciate e invece finisco sempre con dei proto Renzi che ti chiedono, neanche per piacere, di abbassare il volume della radio e i piedi dal cruscotto. Di toglierti il rossetto scuro perché non sta bene, di non dire parolacce in pubblico perché tutti ti guardano, di non parlare a voce alta perché agli altri non interessa quello che dici (non penso, com’è possibile???). Io voglio uno rock ‘n roll, voglio uno di quegli amori che ti consuma, voglio essere Kate Moss con Pete Doherty. E poi essere denunciata per staking. Ma poi vengo rapita da quelli con la borsa da lavoro e le cifre in corsivo sulla camicia. Con il completo grigio e il cartello “Sono un grandissimo figlio di puttana” sulla schiena. Non li vorrei, ma le mie giornate si concludono sempre con un loro messaggino. Solitamente sono fantasiosi ‘Bnotte’. Non hanno il tempo di scriverlo per intero perché devono andare a dormire che il giorno dopo lavorano. E dovete sapere che lavorano solo loro. O se non solo loro comunque di certo non io. Io aspetto la loro mossa sbagliata e me la segno perché sono intellettualmente disonesta, sono ‘Fate quello che dico non quello che faccio’. Sono la prima a pagarne le conseguenze perché quello che faccio è sempre diverso da quello che ho detto avrei voluto fare. Finisco sempre con degli impalati che vivono in schemi fissi. Io, che sono una zingara e preferisco sedermi sul marciapiede che farmi vedere sugli sgabelli de “N’ombra de vin”. Sarà che gli opposti si attraggono e quindi io devo per forza finire con uno troppo coglione che compensi la mia smisurata intellighenzia. Però adesso ho deciso di voltare pagina, basta piccolo borghesi che ‘L’hai messo nella borsetta il telefono’? Vuoi che controlli?’ Che secondo me questi sono talmente maschi che voglio vedere se hai un Tampax da prestargli. Diamo il benvenuto a chi ha un animo di strada e macina chilometri per sentirsi libero. Quelli che stanno sempre bene dove sono a me hanno rotto, mi piacciono i danneggiati dalla vita. Quelli che alla decima birra ti chiedono di pagargliela perché hanno finito i soldi, non quelli che alla seconda ti fanno notare che stai perdendo la dignità (che tanto se sono uscita con te la dignità non l’ho mai avuta). Mi va bene anche un finto casual che si sistema i capelli allo specchio, ma per spettinarseli, non per imbrillantinarseli, chissenefrega se è tutto studiato, anche io sono una finta sbracata che poi ha le mutande divise per tonalità. L’importante è apparire un casino, anche se poi si è degli impiegati del catasto. Voglio uno che “Sei come la mia moto, sei proprio come lei” e che non si imborghesisca mai da diventare uno “A te che sei l’unica al mondo l’unica ragione”. Datemi un uomo che non si faccia sbucciare la frutta e in cambio vi lascio tutti quelli che hanno le mutande con la scritta “UOMO” come promemoria, che se no se lo dimenticano di avere il pacchettino pediatrico. Tenetevi quelli “E’ la vita”, datemi i dispersi, gli irrimediabili, i disfunzionali. Quelli che la vita hanno cercato di riscriverla sull’asfalto o sulla loro pelle e non si sono adagiati sulle frasi fatte. Datemeli vi dico, che così li moltiplico.

Ve lo dico e lo firmo io, mai uscita dalla cerchia dei navigli, con la erre moscia e la Chanel della nonna.

Io: vera ribelle e rivoluzionaria dal divano di velluto a coste. Io: tutto e il contrario di tutto.

 

Mhwaaaa*

 

Menni.

 

Ho l'animo da dura, ma non c'è cane o bambino che non mi fermi ad accarezzare.

Ho l’animo da dura, ma non c’è cane o bambino che non mi fermi ad accarezzare.

La libertà

La libertà

Datemeli anche imbrattati

Datemeli anche imbrattati

Ecco cosa intendo con "Mutande promemoria".

Ecco cosa intendo con “Mutande promemoria”.

Menni, è quasi magia.

Cosa fanno gli uomini mentre noi, sciaguratissimi esseri femminili, cerchiamo di non farci sentire per fare le fighe che non siamo? Me lo chiedo ogni sera prima che i pensieri rallentino e si schiantino nel sonno. Qualche week end fa ero a una festa e mi sono resa conto di non conoscere il mondo: io me ne stavo lì, scollata come la moglie del falegname a teatro, con 4 maschietti attorno che mi offrivano da bere (bravi tutti a farlo quando c’è l’open bar), raccontavo del più, del meno, del per e del diviso, quando a un certo punto mi ritrovo sola in mezzo al giardino a parlare con una lanterna Ikea alle mie caviglie. Afferro per un braccio la mia amica e le dico ‘Oh hai visto che dove sono io c’è sempre una ressa di uomini?!’ e lei di tutta risposta: ‘Incredibile, li hai fatti scappare in meno di un’ora questa volta’. Forse ho dei poteri magici e non l’ho mai saputo. Presi dal baccano della serata ci muoviamo in pista, io con le mie amiche galline, loro con le fighe d’ebano abbordate grazie all’open bar. Ripeto: froci tutti con il culo degli altri. Noi con le piante dei piedi nude sul pavimento, nere di polvere a fare il ballo del QuaQua, gli stacchetti di Passaparola, i passi delle Spice Girls, le mosse della Raffa Nazionale, loro impalati a farsi sculettare addosso. Chiamali scemi. Allora ho capito che l’unico potere magico che ho è quello di far svanire la magia. Non è colpa dei miei cromosomi XX se sono così, è colpa proprio mia, non della natura. Le donne non sono tutte come me e quelle sciagurate sciamannate delle quali mi circondo. Per fortuna non sono tutte disposte ad aspettare una chiamata dipingendosi le unghie nevroticamente, cambiando colore a ogni movimento della lancetta, ma con lo stesso pensiero: ‘Squilla miserabile, sei pure brutto come la fame in Etiopia come ti puoi permettere?!’. Ci sono donne che riescono a non abbassare lo sguardo quando lui le guarda, che riescono a non mandare tutto a quel paese quando lui si avvicina un po’ di più, che a un complimento riescono a rispondere “Grazie” e non a sminuirsi. Ci sono donne che hanno capito che loro sono uomini e che il problema non è tanto che vengano da Marte, ma che vogliono che tu stia composta in un angolo della stanza e che aspetti il loro invito. Ci sono donne che fanno credere agli uomini di essere i salvatori del mondo d’oggi. E poi ci sono io e quelle della mia cricca che nonostante i 16 compiuti da un pezzo fanno le prepotenti sguaiate per dire “Ehiiiii”. Se ti va bene loro ti guardano anche magari, perché sei carina e ti invitano a prendere un gelato per poi parlarti di quella che mentre tu lasciavi alle pareti chilometri di parole, è stata in posa come se stesse facendo un selfie per tutta la durata del compleanno. Testa inclinata, labbro superiore sporgente, occhio “So di non avercela solo io, ma so che tu vuoi la mia e quindi fai un triplo carpiato.” Quindi: se vuoi DIRE stai con me in bagno a mettere like alle foto della festa in cui quello che per giorni hai previsto che ti avrebbe riportato a casa si bacia con un’altra. Se vuoi FARE stai a scatenarti con le tue amiche che vanno alle feste per divertirsi e se ne fregano di avere i capelli sudati. Se vuoi BACIARE stai alla larga da me. Stai con le gambe accavallate a giocare con la tua bocca. Tu stai in posa, mentre io, corrosa, ti scrivo.

E con questa rima, baciata anche lei, vado un attimo a piangere sotto alle coperte. Ma poi torno.

 

A tutte le “donne a un telefono che non suona mai”, e che fanno suonare quello delle amiche per imprecare “Ha portato a casa la troia il negro”.

 

Vi bacio e vi amo parecchio.

 

 

Menni.

 

 

La prima volta non si dorme mai

Possiamo dirlo: la prima notte con un uomo è un incubo. Non tanto per la performance in sé che tanto, centimetro in più o in meno, è sempre la stessa solfa, quanto piuttosto per il dormire insieme. Io appartengo alla categoria scellerata di persone che non dà alcuna importanza all’addormentarsi con chiunque. Sarà anche una cosa intima, ma non vedo cosa ci sia di più esclusivo che essere già sdraiati con qualcuno da decine di minuti. Ma si sa, io faccio parte della classe meschina dei ‘mendicanti d’affetto’ che hanno l’ansia da separazione anche dal pesce rosso. “Donne che amano troppo” ci chiamano così, basterebbe “Donne”. Mi innervosisco quando trovo quelli che post coito e qualche misera carrezzina d’ordinanza raccattano i loro quattro stracci (e altrettanti neuroni) salutandoti con un bacio sulla fronte (cosa vuoi? Sentire se ho la febbre?). Mi irritano come l’etichetta delle mutande sulla pelle. Pari a loro solo quelli che ti mandano i cuoricini in privato, ma che un like non te lo fanno nemmeno se crepi. Cazzi d’oro che non sono altro, loro, i loro fratelli e i loro cugini. Ecco, i disfunzionali di cui sopra li cancello dalla rubrica perché non ho più niente da dirgli e perché sicuramente vista la scenata madre alla quale avrò dato vita se non li cancello io lo faranno loro. Mai farsi trovare impreparate. O con i capelli sporchi. Peccato mortale.

Facciamo però che lui sia così caritatevole da fermarsi a dormire: dormire è impossibile. E non perché lui sia il Dio dello smanamento. No, lui dopo mezz’ora russa come un pechinese nano asmatico. Ma tu, tapina, credi che in quelle ore di sonno ti giocherai la relazione. Quindi: dovrai cedere a un abbigliamento più sexy che comodo e recitare ‘Io sempre così’ intanto i denti battono dal freddo e senti i crampi allo stomaco che ti condanneranno a una full immersion sul cesso (con le amiche attorno ovviamente che ti chiederanno se lui dorme a pancia in su o in giù). Poi devi stare attenta a non sbavare sul cuscino, a non limonartelo, il cuscino intendo, ma forse sono l’unica teen ager vintage che lo fa ancora, a non smascellare, a non alzarti per il solito pacchetto di pan di stelle notturno, a non sbiasciare, a non muoverti troppo, a essere sempre in posizioni eroticamente appetibili e contemporaneamente strategiche. Metti che gli venga voglia di abbracciarti è indispensabile che non senta un filo di ciccia. Quindi: gambe non troppo schiacciate al materasso Eminflex (rischio buchetti di cellulite nei quali potrebbe perdere le sue dita), ma nemmeno troppo alzate (rischio panza non piatta). Trattieni il respiro per Dio santissimo. I piedi distesi che ti regalano un tre cm e lui si convince anche che sei eccitata magari e la notte passa prima. Cerca di stargli vicino ma non troppo, di non parlare nel sonno che magari sogni la telefonata di raduno il giorno dopo e potresti lasciarti andare a particolari che un uomo si illude noi non raccontiamo. Il respiro, che sia dolce, non si può grufolare e nemmeno deglutire troppo spesso se no capisce che sei sveglia a fissarlo e invece deve pensarti tranquilla e abituata a dormire con forestieri. Hai girato il mondo tu, mica lo aspetti dalla quarta ginnasio eh. Poi la pipì, vergogna delle vergogne, con lui che magari ti sente e allora è tutto un tieni la vescica e molla la vescica cosicché in sottofondo oda uno sgocciolio e non una bottiglia di Heineken che si rovesciata nel gabinetto. Devono pensare che dentro di noi ci sia poco spazio per pipì e cacca. La durata in bagno è di 40 minuti, una corsa contro il tempo praticamente se si considera il il pit-stop bidet-correttore-collutorio. Già che ci sono colgo l’occasione per chiedere scusa pubblicamente a tutti i ragazzi ai quali ho usato il rasoio per fare dei ritocchini all’inguine o sotto le ascelle: mi spiace se voi quella lametta la usate tutti i giorni per farvi la barba. Era un’urgenza, spero capiate e se non capite pazienza, tanto non capite nemmeno che siamo truccate quando vi diciamo di essere ‘acqua e sapone’. Sì, e stucco. Dicevo, io non do importanza al dormire insieme, però se da domani non si fa sentire 5 volte al giorno esclusi il buon giorno/buona notte che sono il minimo garantito, tanto valeva che se ne andasse subito a casa sua e non mi illudesse. Almeno oggi non avrei delle piste di atterraggio sotto agli occhi e sarei stata a letto con il Dottor Sheperd. Ti rovino l’esistenza adesso, come tu hai fatto con la mia notte.

Sperando di dormire con voi prima o poi nella vita vi bacio forte.

Menni.

 

Io dormo da sola con un cane

Ex-files

Lui ti ha downloadata, tu ebete fissi il suo “online” con il naso che ti cola, gli occhi gonfi e l’amica disonesta che ti rassicura “Non ne troverà un’altra come te”, “Tornerà, tornano sempre.”

Solo che loro sono cani, e come animali lo sentono quando è il momento di tornare a fare la pipì dalle tue parti. Quando devono segnare il territorio, come i cani per l’appunto.

E non c’è tattica che funzioni, non c’è niente da fare, nessuna spremuta di cuore, nessuna legge in amore. Se li hai dimenticati tornano, come la pioggia a Milano. Se hai fatto finta di dimenticarteli non tornano. E non tornano nonostante l’utilizzo anacronistico degli sms per non farti vedere connessa, nonostante ti sia taggata sulla montagnetta di San Siro al tramonto con uno, nonostante le tue amiche ti chiedano pubblicamente com’è andato il week-end a Parigi, nonostante i tuoi status siano tutti un “E poi all’improvviso sei arrivato tu”, “ “E’ proprio vero che chiusa una porta si apre un portone”, “Morto un papa ce ne si fa un altro”, “Stanotte che notte per farmi dare due botte”. Nonostante tu gli stia sbraitando “Non ti penso più”, i miserabili lo sentono che tu sei ancora lì che alla prima citofonata li fai salire e gli fai trovare anche la tavola apparecchiata. Perché quando si ama e si viene eliminati nel cestino ci si mette secoli a togliersi gli occhiali rosa shocking con i quali vedevi il mondo insieme a lui. Peggio se lui il cestino lo svuota pure. A quel punto si arriva anche a credere che lui durasse più della batteria di uno smartphone. Finché non chiuderete le finestre dopo averlo fatto uscire dalla porta, potete starne certe, lui non tornerà. Perché sono esseri banali come le foto dei ciliegi in fiore a metà marzo, scontati come le batterie di pentole antiaderenti alla Lidl.

Ma lui altrettanto matematicamente tornerà, e succederà quando:

-avrete buttato il suo spazzolino dal vostro bagno, senza rimpianti e senza bisogno poi di scendere in gelateria.

-quando non controllerai da almeno 48 ore il suo ultimo ingresso su wapp.

-quando vederlo online ti farà lo stesso effetto che ti facevano i suoi preliminari.

-quando farai partire la lavatrice con dentro la sua maglietta che ti eri ripromessa non avresti mai lavato.

-quando potrete liberarvi della vostra foto al mare in cui lui sorride e tu lo guardi con la testa inclinata.

-quando non vi ricorderete più i nomi e i cognomi di tutte le persone con le quali lui è taggato nei suoi album.

Nero su bianco: lui a quel punto tornerà. E cercherà di pisciare, per l’ennesima volta, fuori dal vaso.

 

 

Io non vado via invece.

Menni.

 

Mentre stai con lui: l'amore è cieco.

 

Lui ti ha lasciata (come ha osato????), l'amica ti consola "Non ti merita", tu hai male alla testa.

Lui ti ha lasciata (come ha osato????), l’amica ti consola “Non ti merita”, tu hai male alla testa.

 

L'hai dimenticato, lui è tornato e tu con l'ipod nelle orecchie ti godi il tuo posto.

L’hai dimenticato, lui è tornato e tu con l’ipod nelle orecchie ti godi il tuo posto.

 

Ehi tu bugiardo: c’è posta per te.

In un mio pellegrinaggio in rete ho trovato solo le bugie che più spesso usano gli uomini. Loro, esseri tonti e miserabili, hanno un repertorio al quale attingere. E noi? Eccolo. Le bugie da dire agli uomini. Loro attaccano con un “Non sei tu, sono io”, noi rispondiamo con un “Certo. Scusa adesso però non posso ho una telefonata sull’altra linea e poi devo andare a stiracchiarmi a Pilates”. Dite qualsiasi cosa vi venga in mente, anche “Urca Urca Tirulero oggi splende il sol”, ma non impanicate, fate in modo che la voce non vi si rompa in un pianto, perché sono proprio loro, non sei tu. E perché ricordatevi che abbiamo iniziato noi a mentire, quella volta in cui gli abbiamo detto “Amore, come l’ho fatto con te non l’ho mai fatto con nessuno”.

 

Come prevenire:

1 Le smagliature: “Guarda ieri sono andata a trovare la mia prozia e il suo siamese bastardo mi ha graffiata, il medico mi ha consigliato di usare il Rilastil, lo conosci? Dice che è una versione aggiornata del Cicatrene”.

Tradotto: A carnevale ogni scherzo vale e io potrei travestirmi da uomo ragno con quell’autostrada di smagliature sul sedere…cioè di graffi del gatto.

2 I peli: “Povere quelle donne che devono farsi la ceretta almeno una volta al mese. Sono fortunata, io non ho niente da strappare”.

Dettaglio trascurabile: ho il carica batterie di scorta dall’estetista.

3 L’orgasmo: “Amore io sto venendo, vieni anche tu”.

Diciamocelo: perché ci siamo rotte le scatole che voi vi tratteniate pure, muovetevi che così ci fate le coccole e poi andiamo a mangiare un piatto di pasta insieme che ci è venuta fame a pensare alla lista della spesa.

4 L’appuntamento: “Scusa il ritardo non ho avuto nemmeno il tempo di cambiarmi”.

In verità: Sono appoggiata da mezz’ora al portone, più venti minuti di respirazione sulla moquette di casa. Ho messo il conto alla rovescia perché le mie amiche mi hanno detto che dovevo farti aspettare.

5 Lo sport: “Ci sentiamo quando esco dalla piscina”.

Così: tu credi che io abbia una vita aldilà di quella “online” su Wapp. Ma in verità ho bisogno di due ore per screenshottare le amiche e tenerle aggiornate sulle evoluzioni, per farmi le foto in bagno di come mi vestirò stasera per uscire con te.

 

6 A cena: “Non potrei mai stare a dieta, mi piace troppo mangiare, mi piace godermi la vita. Nessuna rinuncia”.

Poi: torni a casa e prendi dodici pastiglie di dodici erbe perché le calze a maglia ti schiacciano la pancia e quel cazzo di dolce potevi veramente evitartelo, e anche il bis di primi e anche il cestino del pane. E anche la boccia di Prosecco.

7 La corrispondenza: anche se sei a casa gli rispondi dal cellulare e non dal computer così sembra tu sia in giro e non attapirata sul divano.

8 Il sesso: “Non l’ho mai fatto la prima sera, ma con te è diverso, ho capito subito che sarebbe stato diverso. Sei un Dio. Ho annusato subito che c’era un’alchimia pazzesca e che avrei visto la Madonnina. Guardandoti negli occhi ho sentito che dovevamo fonderci l’uno con l’altra. Pensa, di solito io prima di darmi ci impiego molto tempo. Sono una poco disinibita. Ma con te…”

Non traduco nemmeno. Siamo delle laide.

 

9 Il sabato: “Esco con i miei amici, ti scrivo quando torno.”

Eccomi: sul divano con l’amica disonesta e l’Haagen-dazs al caramello  a guardare Nostra-Signora-Maria e a tifare perché la busta si apra. E poi la sveglia che suona alle 4 della mattina e il messaggio preimpostato. “Vado a letto. Serata pazzesca, musica elettronica da sballo”. E gli occhi che possono richiudersi.

 

10 L’igiene: l’incubo di svegliarsi prima per lavarsi i denti o ingoiare un pacchetto di mentine (e una passatina di correttore). Tornare sotto le lenzuola di soppiatto, muoversi, far finta di parlare nel sonno o telefonargli con  numero privato cosicché si svegli e tu sei ancora lì bella fresca di collutorio e puoi lamentarti senza nascondere la bocca dietro alla mano “Mi hai svegliato se mi dai un bacio ti perdono”. Uno a zero per te.

 

Le bugie saranno anche un circolo vizioso, ma non sentitevi in colpa a dirne qualcuna. Le state pur sempre raccontando agli stessi esseri convinti che le donne con il ciclo non possano salire sulla loro macchina senza macchiargli i sedili di pelle. E poi è solo raccontandole che imparerete a smascherarle. Ringraziate tanto i vostri genitori che vi hanno insegnato a non mentire, ma ringraziate ancora di più me che vi sto insegnando a stare al mondo con le gambe corte e il naso lungo.

Vi bacio appassionatamente, come non ho mai baciato nessuno.

Menni.

Appena sveglia ho già la matita sfumata sulle palpebre.

Appena sveglia ho già la matita sfumata sulle palpebre.

Oooopsss

Oooopsss

Non sono stata io.

Non sono stata io.

LE DIMENSIONI CONTANO:

Le tette sono belle, sì da guardare e da toccare, non da avere. Per la serie non è sempre oro tutto quello che luccica, anzi non lo è quasi mai. Avere le tette è innegabilmente una grande fortuna, ma anche una grandissima rottura. Vi elenco in un decalogo quasi perfetto i perché:

1-I REGGISENI: triplo gancetto, spallina larga, quasi sempre tinta unita. Bianco o nero, chi abbonda non ha vie di mezzo. In medio stat virtus, in quarta stat scassamento di coglioni.

2-IL SONNO: provate voi a dormire con ste cose che finiscono ovunque, e che si sentono sempre o troppo compresse o troppo libere. Una ti finisce in bocca l’altra all’ombelico. Risultato: Samsonite sotto agli occhi.

3-LO SPORT: per noi fare sport è un incubo, con quei corpetti che ti piallano e fan sembrare che tu abbia una mono tetta anche leggermente quadrata. Per non parlare del fatto che è subito set da film porno quando noi corriamo. Consiglio: fare poco movimento.

4-GLI UOMINI: gli uomini ti amano. Ma al decimo appuntamento ti dicono “Mi sono innamorato dei tuoi occhi azzurri”. Fanculo, sono marroni. E poi ci sono quelli che hanno paura delle loro di dimensioni e quindi non vogliono confrontarsi con le tue. Aiuto: problemi di prospettiva.

5-IL SESSO: ecco “un po’ mamma e un po’ porca com’è”. Se non avete le tette non sapete che gli uomini a letto si lasciano andare, un attimo prima play boy, un attimo dopo mammoni. Tra le varie perversioni hanno quella di farsi allattare. Con il Nesquik magari.

6-LE BATTUTE: un’ora per sistemare i capelli e poi è tutto un “Mi macchi il cappuccino?”, “Ma hai più tette o cervello?” (magari, sarei premio Nobel), “Sono vere? Se non tocco non credo”.

7-LE AMICHE: ti chiedono di non toglierti il golf se parli con il loro fidanzato. E se sudi ti arrangi, te lo meriti, hai già le tette, non si può volere tutto dalla vita.

8-LA ROUTINE: il gesto che noi facciamo di più ogni giorno è quello di rimetterle al loro posto. Un po’ come si fa con le mutande quando entrano nel sedere. Ecco per noi sbattimento doppio.

9-I LOOK: anche una maglietta bianca su di noi può essere volgare. Effetto “Vacca” sempre all’agguato. Le camicie sono lunghe di maniche e larghe in vita, ma fanno sempre fatica ad allacciarsi lì. Per la felicità degli uomini che possono vedere qualcosa ogni volta che parte un bottone. Se una piatta mette un vestito trasparente è chic, noi invece siamo da tangenziale.

10-IN SPIAGGIA: è marzo, inizia a non mangiare adesso se hai una quarta di reggiseno. Perché al mare gli occhi sono puntati su di te: quelli delle donne scendono direttamente e inesorabilmente al sedere e non te ne risparmiano una, quelli degli uomini, dietro agli occhiali da sole, diventano pressanti. Senza che il sangue arrivi al loro mini cervello devono trovare una scusa per parlarti il più velocemente possibile ed è subito la fiera del pagliaccio.

 

NB: la quarta di Intimissimi non è considerata una quarta. Non fate le furbe, barate con gli uomini, non con me che sono 50kg da una vita.

 

Fatemi sapere com’è vivere senza il terrore della forza di gravità.

 

Baci.

 

Menni.

 

Look curvy 1: Pantaloni di pelle sotto, ma sopra abbottonata.

Look curvy 1: Pantaloni di pelle sotto, ma sopra abbottonata.

Look curvy 2: Camicia di Jeans e braghette corte. Trucco: o occhi o bocca, aggressiva o sotto o sopra.

Look curvy 2: Camicia di Jeans e braghette corte. Trucco: o occhi o bocca, aggressiva o sotto o sopra.